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In questi giorni, a San Vincenzo Valle Roveto, si sta celebrando il 50° anniversario della scomparsa di Filomena Carnevale, la giovane che 54 anni fa ricevette il dono delle stimmate. La commemorazione, iniziata il 14 con una fiaccolata, è proseguita con un convegno ed è culminata il 17, data della morte della giovane rovetana, con una celebrazione alla presenza del vescovo della diocesi di Sora cui è stata consegnata, dal comune di San Vincenzo, la casa dove Filomena Carnevale visse. Mea, così viene affettuosamente chiamata, nacque a San Vincenzo Valle Roveto l’11 aprile 1929 da un umile famiglia, il padre Antonio fabbricava fuochi d’artificio, mentre la madre Rosaria era una casalinga. A otto anni la piccola Mea, non potendo continuare ad andare a scuola, incominciò a portare le pecore al pascolo fino a quando le ristrettezze economiche la costrinsero ad andare a lavorare a Roma, a servizio di una famiglia. Aveva vent’anni quando incominciarono i suoi problemi di salute che la costrinsero ad un continuo andirivieni in diversi ospedali della capitale prima e di Sora poi e, dopo la diagnosi di un’incurabile malattia cardiaca, tornò definitivamente al suo paese natale. È in questo momento della sua breve vita che Filomena ricevette il misterioso dono. Le comparvero ferite sulle mani, sui piedi, sul costato e anche sulla spalla destra. Quest’ultima piaga, come raccontano i confessori di Mea, era per lei una delle più dolorose e riproponeva la ferita del patibolo della croce che Gesù portò sul Calvario. Inoltre aveva una piccola croce sulla fronte che da un lato era leggermente storta. Suor Concetta, che ha accudito Mea nella sua permanenza nell’istituto di Santa Giovanna Antida di Sora, durante la conferenza ha raccontato che chiese alla giovane come mai quella croce fosse storta. Con la naturalezza che le era solita, le rispose che mentre Gesù le imprimeva quel segno lei si spostò per il dolore e per questo non venne preciso. Filomena Carnevale morì a San Vincenzo Valle Roveto il 17 marzo 1959, a soli 30 anni. Sono passati 50 anni eppure è ancora nitida l’eco delle sue parole di conforto rivolte a chi andava a trovarla.
Autore: Maria Caterina De Blasis
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Torna sugli scudi l’autovelox installato sulla statale 690 dal comune di Civita D’Antino. Questa volta a contestare la regolarità del dispositivo è il sindaco di San Vincenzo Valle Roveto, Carlo Rossi, che ha rivolto un altro appello al Prefetto, invitandolo ad intervenire e controllare sulla regolamentazione prevista per l’installazione dell’apparecchio. Secondo Rossi, l’autovelox non sarebbe regolare, in quanto montato su una piazzola dismessa dell’Anas, privo di alcun tipo di segnalazioni ed a volte il posto di controllo sarebbe effettuato dalla ditta appaltatrice. Già alcuni mesi fa i sindaci della Valle Roveto e l’allora assessore regionale Giovanni D’Amico si rivolsero al Prefetto dell’Aquila contestando la regolarità l’autovelox ma ad oggi, il Prefetto non è ancora intervenuto.Per questo motivo, il primo cittadino si San Vincenzo ha preso di nuovo l’iniziativa convocando un incontro con tutti i sindaci della Valle Roveto, le forze dell’ordine ed i rappresentanti del Comune di Civita D’Antino per trovare una soluzione a questo problema che accomuna tutti gli automobilisti della Valle.
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